Giovanna Stuparich Criscione

Riceviamo dalla Signora GIOVANNA CRISCIONE STUPARIC – e con molto piacere pubblichiamo – questa lettera indirizzata al nostro Past President Aldo Clemente

 Roma 27. 1.2009

 Le mando (purtroppo scritto a mano, perché non so usare il “Computer” questi due scritti, la poesia di mia mamma Elody e il racconto del nostro viaggio in Israele. Mi sembrano tutti due (modestamente ) degni di essere conosciuti.

La ringrazio per gli inviti che gentilmente mi manda, ma mi muovo poco.

Saluto affettuosamente Lei, i figli e la Sig.ra Floriana

 Giovanna Stuparich Criscione

VIAGGIO IN ISRAELE

Negli anni 65/70 ci recammo (io, mio marito e i nostri due figli di ventiquattro e diciannove anni) in Medio Oriente (Libano, Giordania, Israele). Dalla Giordania allora non si poteva passare in Israele, perché i rapporti fra ebrei e arabi erano molto tesi, ma eccezionalmente per noi (che facevamo parte di un gruppo di Pediatri, che avevano partecipato ad un congresso in Libano) fu aperta la Porta di Mandelbaum, che costituiva uno dei passaggi per entrare a Gerusalemme. Passammo alla chetichella, guidati da un israeliano. Dopo pochi mesi quella porta fu aperta per il passaggio del Papa  Paolo VI.

Israele è un paese straordinario. La Palestina odierna è certamente molto cambiata in 2000 anni di Storia, ma visitando la terra Santa, ebbi la sensazione bellissima di calpestare lo stesso suolo, sul quale era passato Gesù.

Tutto ciò che vedemmo e che sentimmo, fu eccezionale, commovente. Persino l’aria sembrava avesse un significato; non era l’aria che si respirava in tutti gli altri paesi del mondo.

Potrei per ore descrivere la bellezza del Lago di Tiberiade, del Giordano, del Mar Morto, di Cesarea, la suggestione di Gerusalemme, le ombre e i colori di questi luoghi, ma non voglio farlo ora.

In questo breve scritto, devo raccontare un episodio, che sa quasi di magia: fra le visite programmate c’era quella al Monumento della Memoria, che ricorda tutti gli ebrei sterminati dal nazismo. Si tratta di una sala con i nomi incisi sulle pareti e nel cui centro c’è un obelisco che ricorda i 2000 bambini uccisi durante l’olocausto.

La nostra guida parlava, ma io non lo seguivo molto: ero troppo assorta nei miei pensieri.

Sentii ad un certo punto un forte impulso, che mi spinse a guardare verso sinistra, cioè verso un angolo dove era seduto un Rabbino con una lunga barba, che pregava; lo guardai; egli fissava me; mi fece cenno di avvicinarmi.

Lasciai il gruppo davanti all’obelisco e avanzai piano, piano verso di Lui. Rimase seduto, ma lasciò semichiuso il suo libro nero di preghiere. Guardandomi sempre con un’intensa espressione di sereno dolore mi parlò con voce dolce e profonda  in tedesco..e disse:

“Avevo una moglie e cinque bambini, un padre ed una madre: furono uccisi davanti a me; prego quasi tutto il giorno”

Quando vide che – per la commozione – mi erano spuntate delle lagrime, mi sorrise e fece un cenno di benedizione. Io, terribilmente confusa, tornai al mio gruppo chiedendomi:

Perché scelse proprio me? E come poteva sapere, che in quel gruppo ero l’unica a sapere il tedesco?

Non potrò spiegarmi mai questo mistero.

Giovanna Stuparich Crescione.

 

 

Dal giornale    Lettera ai Compagni   

mensile della federazione italiana Associazioni Partigiane

N° speciale del giugno 1975  pag. 9

Testimonianze

Elody Oblath Stuparich

Poesia

Era ancora notte,

Noi tre confusi e storditi

Abbagliati da risveglio crudele,

Non comprendemmo nulla,

E ci portarono via

Ma i figli erano salvi!

Solo questo contava per me!

E per istrada,

con il soldato delle S.S.,

Nella sua lingua,

Famigliarmente mi intrattenni:

Dei suoi io gli chiedevo,

E della patria sua.

Sospettoso,

Con la coda dell’occhio

Lo sgherro mi spiava.

In pochi istanti

Si giunse al Carrozzone,

D’altri già carico

Ignari come noi!

Nel chiuso camerine

Sordido e spoglio

Un mare di amici

Tempestava le brande

Ed all’istante

La grande lezione

Ci fu impartita:

Esser nessuno

E non aver più nulla.

Un giorno dolcemente

Giani mi chiese:

“Ma di te, poverina,

Se noi due ora usciamo,

Di te, che sarà?”

Io risi della sua ingenuità.

Un biblico sogno

M’aveva svelato

La vicina libertà.

ELODY OBLATH STUPARICH

N.B. I tre erano mio papà Giani Stuparich, mia nonna Gisella Gentilli Stuparich, mia mamma Elody Stuparich. Era l’agosto del 1944.  Fu un vero miracolo. Si salvarono pochissimi: Malvina Fini, amica di famiglia, perchè aveva il passaporto  argentino, i miei per l’intervewnto del Vescovo Santin e del Pref. Conani, condiscepolo di mio padre.

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