Socio Renzo Dentesano

Una Regione “dimenticata” … e la vitalità dei suoi figli !

Considerazioni del Socio Com.te Renzo Dentesano.

 

Con grande strombazzamento mediatico TRENITALIA, nello scorso Dicembre, ci ha fatto conoscere che a partire dal giorno 15 avrebbe avuto inizio il servizio del treno “Freccia rossa” che avrebbe unito Milano a Bologna in 65 minuti e poi anche Roma in 3 ore e 20 minuti, tramite la rete ad alta velocità ferroviaria. Contemporaneamente TRENITALIA, sotto il titolo “Supertreni in tutta Italia”, ha annunciato entro il 2014 l’entrata in vigore dell’Alta Velocità (quasi fosse il record per idrovolanti di Agello), anche sulla linea trasversale del Nord Italia tra Torino – Milano e Verona fino a Venezia.

E lì, come nelle migliori tradizioni del dopoguerra, pare che “finisca l’Italia”, come suole commentare il nostro Past-President Gr. Uff. Aldo Clemente ogni qual volta, fin dal 1956, si trovava ad illustrare ai politici che si degnavano di ascoltarci, la nostra esistenza quale “Associazione di Triestini e Goriziani in Roma”, che, tra l’altro, si propone di far conoscere il lavoro e le bellezze della nostra Regione al resto dei nostri connazionali (e non solo).

Così, dopo oltre cinquant’anni, dobbiamo ancora constatare che nulla è cambiato nella mentalità dei managers di Stato ed affini, in particolare di quelli dell’industria del trasporto ferroviario, così come avveniva nel campo del trasporto aereo civile, fino a quando, su iniziativa di un nostro ex Associato, purtroppo passato a miglior vita, fu sollecitata la presa di coscienza della necessità di dotare il Friuli-Venzia Giulia di un aeroporto regionale, al posto del vecchio campo di volo di Gorizia-Merna.

Intendo riferirmi alla figura della Medaglia d’Oro al Valor Militare, Maggiore Pilota (nonché Avvocato) Furio LAURI, il quale ha salvato dall’abbandono e dalle occupazioni abusive il campo di volo di Ronchi de’ Legionari, installandovi una fiorente industria, la “Meteor” e dando poi l’avvio a farlo diventare il moderno aeroporto civile di Trieste e Gorizia, poi divenuto l’aeroporto del Friuli-Venezia Giulia.

Fin dal 1947, l’Avvocato Lauri, inguaribile patito del volo tanto da rimanere fisicamente segnato da un incidente aereo accaduto nel 1958 mentre provava un velivolo, si rivolgeva ufficialmente all’Onorevole Brusasca, allora Sottosegretario di Stato all’Aeronautica, in qualità di Presidente della neo-fondata Società Meteor da Lui costituita, per «ottenere la consegna dell’aeroporto di Ronchi, abbandonato da poco dalle truppe Alleate e già invaso e reso inutilizzabile [come campo di volo – ndr]sia da agricoltori abusivi che dalla popolazione civile», salvandolo dalla distruzione totale.

Così dal 1° Gennaio 1949 l’aeroporto di Ronchi acquisì lo stato giuridico-amministrativo di aeroporto privato, gestito, anche agli effetti del traffico aereo (memorabile per l’epoca!) di Società concessionaria, sul quale incominciò a vivere un Aeroclub Falco, una scuola di volo, un servizio aereo a domanda che collegava con aeroplani monomotori il campo di Ronchi con quello di Venezia-Lido e con Dobbiaco e una officina aeronautica di manutenzione (sotto il controllo del Registro Aeronautico  Italiano di Venezia), ben presto quest’ultima  trasformata nella Società di Costruzioni aeronautiche “METEOR” che progettava e produceva dei velivoli senza pilota, comandati a distanza; prodotti che ben presto furono apprezzati ed adottati da varie aviazioni militari, tra le quali la nostra Aeronautica Militare, quali aerobersagli per l’addestramento dei piloti intercettori dei velivoli da combattimento a anche dall’artiglieria contraerea. Quell’industria fu poi acquistata dalla Società Galileo Avionica, a sua volta inglobata dal Gruppo Finmeccanica, che acquisì anche i Cantieri di Monfalcone, nei quali, durante la guerra, si costruivano  anche gli aeroplani che partivano poi da quel campo di volo.

Dal 1953, l’Avvocato Lauri , in qualità di Consigliere comunale triestino, con lungimiranza iniziò a proporre con un apposito Studio di fattibilità che il campo di volo di Ronchi venisse trasformato in un moderno aeroporto dotato di pista di volo e delle altre infrastrutture necessarie. A tale scopo, nel 1956, avvenne a Ronchi, la costituzione del Consorzio per l’aeroporto Giuliano (come allora fu denominato), con lo scopo dichiarato «di dotare le Province di Trieste, Gorizia ed Udine di un aeroporto moderno a carattere commerciale oltre che turistico».

Nel 1964, l’allora Presidente del Consorzio, l’ex benemerito Sindaco di Trieste Ingegner Gianni Bartoli arrivava a stipulare la convenzione con il Ministero Difesa e con quello dei Trasporti e dell’Aviazione Civile (dove allora quest’ultima era ben meglio rappresentata tra i dicasteri che non oggi, che ne è scomparsa) per l’avvio delle opere delle necessarie strutture, impianti e servizi d’un aeroporto civile dotato d’una pista della lunghezza iniziale di 1.680 metri e dell’adiacente raccordo di rullaggio di soli 536 metri per il collegamento con il piazzale di sosta degli aeromobili.

L’inaugurazione ufficiale di questo embrione di struttura avvenne nel 1961 con il decollo di un aeroplano passeggeri della SAM che collegava con servizio giornaliero Ronchi a Roma. Di lì in poi l’aeroporto fu ampliato più volte e dotato di aerostazione fino a giungere all’attuale funzionale configurazione che permette di collegare Ronchi non solo a Roma, ma anche a molte altre destinazioni in Italia ed all’estero, rompendo così quell’isolamento della Regione che prima contraddistingueva quella parte del territorio nazionale, in quanto i collegamenti marittimi per passeggeri s’erano molto ridotti nel dopoguerra e quelli ferroviari erano degni (come per certi versi lo sono ancora, oltre Venezia), d’uno Stato del terzo mondo ! E di quelli stradali, da Venezia in poi, meglio non parlare !

Ecco, attraverso queste rimembranze senza pretese, ritengo possibile rivolgere un appello a tutti i Parlamentari e Politici nazionali e regionali del Friuli-Venezia Giulia, affinché si facciano portavoci delle proteste e promotori delle richieste nei confronti di TRENITALIA, acché tenga presente che anche Trieste, Udine e Gorizia sono Italia e che non tutti si possono permettere o non sono in grado di usufruire del trasporto aereo, ma devono accontentarsi dei collegamenti ferroviari a lunga percorrenza, che, nella nostra Regione, permangono  insoddisfacenti come qualità e velocità.

 

Roma 2 Febbraio 2009.

Print Friendly